Excel: riempire automaticamente le celle vuote

Buchi prima e dopo

Mi capita molto spesso di vedere utenti di Excel alle prese con tabelle come quella di sinistra: perché l’hanno estratta così dal gestionale, o perché è frutto di un copia/incolla valori da un subtotale automatico o da una pivot.

Riempire le celle vuote con il valore superiore è un lavoro lungo e tedioso se fatto a manina; rapido e veloce se fatto in automatico. La procedura che io uso in questi casi si appoggia al tasto funzione F5 (Vai A speciale) che mi permette di selezionare in un solo colpo tutte le celle vuote, e alla scorciatoia da tastiera CTRL+ENTER che mi permette di inserire la formula in tutta la selezione.

Anche questa, faccio prima a fartela vedere che a spiegartela, quindi ecco il video, che spero ti sia utile (mi scuso per l’audio bassino):

Questa procedura si presta particolarmente bene a essere registrata in una macro: dato che tutte le selezioni avvengono esclusivamente con F5, la macro funziona con tabelle di qualsiasi dimensione.

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Excel 2010: analisi del log degli accessi

Per le statistiche dei nostri siti, usiamo Google Analytics con grande profitto e piena soddisfazione. E’ uno strumento completo, facile, potente e gratuito.
Ma ci sono cose che Analytics non dice, e che invece a volte occorre sapere. Per esempio:
gli errori del server
i tentativi di exploit
gli accessi dei bot dei mail scrapers
Dove sono questi dati? Nel log del server, sotto forma di file di testo molto user-unfriendly, come questo:

Per fortuna posso aprirlo con Excel 2010, senza il limite delle 65.536 righe, e dargli una ripulita in modo da poterlo poi analizzare con i filtri e con la tabella pivot. La procedura non è troppo complessa e si appoggia allo strumento Testo in colonne della barra Dati, ma faccio prima a mostrarla che a descriverla, e quindi l’ho filmata. Chiedo scusa per l’audio basso, ma sono molto raffreddato.

Se poi vuoi fare questa cosa tutti i giorni, il processo si presta bene ad essere automatizzato con una bella macro.

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Excel 2010: Power Pivot

Il componente aggiuntivo Power Pivot di Excel 2010 è scaricabile gratuitamente da qui e porta interessantissime funzionalità alla già ricca tabella pivot.

In sintesi, si tratta di uno strumento che permette di importare e gestire in Excel dati (di qualsiasi dimensione!) provenienti da più fonti diverse, permette di creare al volo relazioni tra le tabelle importate, e infine permette di riassumere e analizzare il tutto con una tabella pivot.

La prima cosa da fare è scegliere le tabelle (clicca sulle immagini per vederle a grandezza reale):

 

Facendo clic sul pulsante Da altre origini, si apre una finestra di dialogo che permette una vasta scelta: SQL Server, Oracle, DB2, addirittura feed RSS, e chi più ne ha più ne metta, oltre ai soliti driver ODBC:

 

Per cominciare inserisco un file di testo da quasi due milioni di righe: Excel esegue senza fare una piega.

 

Dopo aver aggiunto anche una tabella di Excel, qui creo una relazione volante con il file di testo, e forse questa è la caratteristica più interessante della Power Pivot: poter mettere in relazione dati provenienti da fonti più disparate senza usare il CERCA.VERT.

 

Qui vado a costruire la pivot. La zona dei campi mi indica chiaramente la provenienza da due tabelle diverse. Rispetto alla normale pivot, ho a disposizione due sezionamenti aggiuntivi.

 

Ecco il risultato finale:

 

Insomma: sono impressionato dalle potenzialità dello strumento e lo consiglio caldamente. Sono anche molto curioso di accedere a dati esterni tramite feed RSS. Nei prossimi giorni farò qualche prova e vi saprò dire.

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Da PDF a Excel in tre mosse

Questa sarà utile ai tanti che hanno a che fare con gestionali user-unfriendly.

Il copia/incolla di una tabella da pdf a Excel non funziona molto bene e richiede sempre correzioni manuali lunghe e faticose, se non addirittura la completa riscrittura. Daniele Della Seta ci segnala una soluzione semplicissima: basta passare da Word!

Ecco i tre semplici passaggi:

  1. aprire il pdf, selezionare la tabella e copiarla (Ctrl+C);
  2. aprire un documento vuoto di Word e incollarla (Ctrl+V): diventa una tabella di Word (potrebbe essere necessario usare il comando Testo in tabella, se non dovesse riconoscerla al primo colpo);
  3. copiare la tabella di Word dentro a un foglio vuoto di Excel.

Et voilà, les jeux sont faits.

 

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Excel: normalizzare gli elenchi di Excel con Google Refine

Partendo da un buon elenco, in Excel puoi analizzarlo, filtrarlo, riassumerlo con una tabella pivot e più in generale puoi estrarre informazioni dai dati in modo molto semplice, veloce e senza dover fare formule complesse.

E quindi alla fine il problema che hanno tutti coloro che usano Excel per fare analisi dati è sempre quello: normalizzare le tabelle di origine e ripulirle di tutti gli errori, imprecisioni, doppioni e problemi vari. Vale anche qui il classico principio garbage in garbage out, ovvero per avare informazioni buone occorre partire da dati buoni.

Esempio: nel campo “Nazione” troviamo a volte “GB”, a volte “Inghilterra”, a volte “Gran Bretagna”. Oppure: nella colonna “Percentuale” a volte troviamo “0,5″ e a volte “50″.

Ripulire le tabelle sporche è un lavoraccio ingrato e il più delle volte manuale. Una volta ho visto con i miei occhi (terrorizzati), in una società di cui non dirò il nome, che il controllo delle estrazioni dati da SAP verso Excel veniva fatto confrontando a mano su due schermi che proiettavano uno  l’originale SAP e l’altro la copia in Excel. Livelli di stress alle stelle!

Nei casi più spinosi io ho trovato molto utile Google Refine, uno strumento rilasciato quest’anno che permette di effettuare trasformazioni automatiche su grosse moli di dati.

Google Refine è in grado di importare dati in qualsiasi formato, come TXT, CSV, XML, XLS e XLSX, JSON e Google Spreadsheets, e direttamente dal web; esporta invece verso CSV, Excel e tabelle HTML.

Google Refine va scaricato e installato, nelle versioni per Windows, Mac OSX e Linux. Una volta installata, l’applicazione gira come server ed è raggiungibile puntando il proprio browser al localhost http://127.0.0.1:3333/.

Per cominciare a usare Google Refine, il primo passo è senz’altro guardarsi questo video.

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da Brain a StuxNet, 25 anni di virus informatici

Sono passati 25 anni dal Gennaio 1986, mese e anno in cui venne rinvenuto Brain, il primo virus informatico della storia.

Cosa è successo in questi 25 anni? Prova a spiegarcelo il bravissimo Mikko Hypponen, Chief Research Officer di F-Secure, nonchè uno dei guru della sicurezza informatica universalmente riconosciuti.

9 minuti per un video altamente istruttivo.

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Bing copia Google???

Parrebbe di sì, almeno leggendo questo ottimo report realizzato dagli ingegneri di google:

http://googleblog.blogspot.com/2011/02/microsofts-bing-uses-google-search.html

Una vera e propria trappola, escogitata dai tecnici di Google, fatta di criteri di ricerca completamente diversi dai risultati, messi apposta per non essere riproducibili con le comuni ricerche ma solo copiandone i risultati.

Fosse tutto vero, e ad oggi pare difficile che non lo sia leggendo l’articolo, Microsoft farebbe una bruttissima figura.

Si può competere in due modi solitamente: essere più bravi, o essere più furbi. A breve termine si vince anche con il secondo, ma di sicuro sul lungo periodo solo il primo ha successo.

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Workshop AWS

Oggi sono al workshop Amazon Web Services a Concorezzo, presso l’agriturismo La Camilla.  Provo a fare liveblogging sporadico delle poche cose che riesco a capire.

Cavalli al maneggio di primo mattino

Introduzione:

  • Definizione di Cloud Computing: informatica a consumo.
  • Elemento fondamentale: trust.
  • L’hardware richiede investimenti non progressivi, il Cloud Computing ha spese correnti invece di investimenti.
  • L’hardware è rigido, il Cloud Computing è elastico.
  • L’hardware è lento, il Cloud Computing è veloce (time to market)

Luca Dell'Oca illustra Amazon Web Services

Amazon:

  • 30% del fatturato sul Cloud
  • Leader del Public Cloud, ma c’è anche Private e Hybrid.
  • Azieda con maggiore esperienza (dal 2006).
  • Rilasci continui di novità: Beanstalk
  • Concorrenti: Rackspace in USA ma nessuno in Europa
  • A VMware mancava il self-provisioning
  • Calcolo: EC2
  • Storage: S3 (non relazionale)
  • Database: RDS (cluster MySQL)

Si passa alla pratica. Creo un account su Amazon e riscatto il voucher da 50$.

Nel frattempo Luca illustra i diversi servizi disponibili.

Mi chiede di installare le security credentials, ma adesso andiamo in pausa.

Vediamo il Calculator che permette di simulare i costi di AWS: http://calculator.s3.amazonaws.com/calc5.html.

Siamo pronti ad accendere la prima macchina, ma dobbiamo prima generare il certificato e la private key.

Vediamo la console amministativa di AWS.

S3 come deposito del contenuto statico di un sito. Mi scarico Cloudberry S3 Explorerer per accedere direttamente allo storage S3 e carico un file di Excel e lo rendo pubblico, e mi faccio anche i backup su S3 con Zmanda Cloud Backup (e torniamo al problema della banda di upload).

Pausa pranzo all'agriturismo La Camilla

Di ritorno dalla pausa pranzo si parla brevemente di Cloudfront e si passa al grosso: EC2.

Qui le cose da fare mi impegnano troppo, non riesco a starci dietro. Ho creato un server Windows 2008 a 64 bit con SQL Server, in configurazione large con disco da 30GB, di cui ho creato lo snapshot, e a cui ho aggiunto un secondo disco da 10GB.

Adesso vediamo l’autoscaling e il load balancing, gli allarmi e il Virtual Private Cloud.

Chiudiamo con gli script e la riga di comando: roba tosta ma di grande soddisfazione.

Uno dei tanti calessi in mostra all'agriturismo La Camilla

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Convegno CLOUDCOMPeTING: prime impressioni

Ho partecipato giovedì pomeriggio al convengo CLOUDCOMPeTING, organizzato  da ATED in collaborazione con Sayit SA. Gli interventi sono stati molto interessanti, moderati con piglio sicuro da Maurizio Pesce di Wired Italia; anche la discussione post-convegno durante l’aperitivo è stata interessante e ricca di spunti. Spero di avere presto tutte le presentazioni e il video da mettere online, ma nel frattempo sbobino qui i miei appunti sulle cose che mi hanno più colpito.

Giuliano Faini della Scuola di Management del Politecnico di Milano ha presentato un recente studio sul Cloud Computing e le PMI (da 10 a 500 addetti) in Italia, che evidenzia un sorprendente 10% che ancora non ha informatizzato nessun processo, e solo il 15% che dispone di accesso in fibra. E infatti l’accesso non veloce viene citato come uno dei maggiori impedimenti all’adozione del Cloud Computing, assieme a una diffusa ignoranza del tema.

Francesco Mondora di Sensible Cloud ha fatto una panoramica dei nuovi paradigmi del Cloud Computing, mettendo l’accento sul passaggio dai sistemi predittivi a quelli adattivi.

Luca Dell’Oca di Sayit SA ha invece portato un esempio pratico di Cloud Computing al servizio di una piccola startup, che può permettersi di sperimentare la sua “idea che cambierà il mondo” a costi bassissimi e senza investimenti di capitale. Anche io ho il sospetto che siano soprattutto le startup e le microimprese quelle che trarranno più profitto dal Cloud Computing. Gli altri ci arriveranno, ma dopo.

Alessio Pennasilico di Alba S.T. ha portato un altro esempio: una società di assicurazioni che dovendo ottemperare a una regolazione molto severa sul disaster recovery si è affidata al Cloud Computing per rendersi indipendente dalle vicende fisiche dei propri edifici. Alessio ha sottolineato come le soluzioni adottate, utilizzando componenti Open Source, sia costata solo una minima frazione delle eventuali multe che sarebbero piovute in caso di non ottemperanza.

Giorgio Spedicato di Monducci Perri Spedicato & Partners ha affrontato un tema spinosissimo: quello legale. La normativa europea in materia è quanto mai complessa e poco chiara, e la mia impressione è che il legislatore non abbia ben chiaro come funziona il Cloud Computing. Per esempio, se commetto un delitto al telefono, la compagnia telefonica non è ritenuta corresponsabile, e neanche il fabbricante dell’apparecchio. Sembrerebbe ovvio poter applicare gli stessi principi al fornitore di Cloud Computing, ma purtroppo non è ancora così.

Un indicatore sicuro che il convegno è riuscito: abbiamo saltato la pausa senza accorgercene, e alla fine hanno dovuto cacciarci dalla sala a forza, ma avremmo voluto continuare a parlare per altre due ore. Grazie a tutti, e un grazie speciale alla nostra Laura De Biaggi che ha curato magistralmente la regia.

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“World IPv6 Day” schedulato l’8 Giugno 2011

Facebook, Google e Yahoo, siti web con più di un miliardo di visite combinate ogni giorno, si sono unite alle principali società di distribuzione dei contenuti Akamai e Limelight Networks, nonchè alla Internet Society, per il primo test su scala globale del nuovo protocollo di internet, IPv6.

L’8 Giugno 2011, già ribattezzato “World IPv6 Day,” le aziende partecipanti abiliteranno IPv6 sui loro servizi principali per 24 ore. Con gli indirizzi IPv4 in esaurimento entro quest’anno, le aziende devono agire velocemente per accelerare l’adozione completa di IPv6 per non rischiare di incrementare i costi e offire funzionalità limitate agli utenti di internet. Queste società si stanno allenando per tentare di spronare i vari protagonisti di internet – service providers, produttori di hardware, sviluppatori di sistemi operativi e altre compagnie web – a preparare i loro servizi alla transizione.

La Internet Society supporterà il World IPv6 Day come parte dei suoi sforzi nell’accelerazione dell’adozione di IPv6.

Il test sarà una prima verifica “reale” per verificare lo stato di maturità del nuovo protocollo, nell’attesa spasmodica di doverlo prima o poi adottare obbligatoriamente; nonchè l’occasione di realizzare linee guida e tutorial per chi a sua volta dovrà implementare IPv6.

Vint Cerf, il Chief Internet Evangelist di Google e co-inventore el protocollo TCP/IP, ha commentato, “Nella breve storia di Internet, la transizione a IPv6 è uno dei passi più importanti che dobbiamo affrontare insieme per proteggere Internet così come la conosciamo. E’ come aver progettato Internet con pochi numeri telefonici, e stanno finendo” Google ha offerto una versione separata “IPv6-only” del suo motore di ricerca su ipv6.google.com dai primi mesi del 2008, e durante il World IPv6 Day la compagnia abiliterà IPv6 anche per i suoi siti principali, compresi www.google.com and www.youtube.com.

Tutti i partecipanti “sperano” di avere problemi. Sarà il modo migliore di identificare eventuali azioni correttive da mettere in atto successivamente, con l’ovvio scopo di avere tutto pronto e funzionante quando non sarà più possibile procastinare l’adozione.

Per avere maggiori informazioni sul World IPv6 Day, visitate www.internetsociety.org/worldipv6day.

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