La sicurezza del cloud e la legge

Il cloud computing è economicamente troppo conveniente per non diventare il nuovo paradigma informatico del futuro. Gli attuali problemi di sicurezza e legali verranno per questo sicuramente affrontati e risolti.

Un analista Gartner ha espresso poco tempo fa un concetto che potremmo riassumere così:

“la virtualizzazione, e ancor più il cloud computing, ha modificato radicalmente la sicurezza informatica. Quelle società che non hanno appreso i nuovi paradigmi di sicurezza, farebbero pertanto bene ad affidarsi a dei fornitori esterni piuttosto che avventurarsi da sole in territori che non comprendono”.

Taceremo il nome dell’analista per rispetto, perchè un ragionamento così generalizzato e definitivo risulta vacuo, fuorviante e praticamente inutile. Esistono così tante variabili e aspetti da considerare!

In particolare, un elemento è al di fuori del controllo sia del cliente che del fornitore di servizi cloud: la legge.
Alcune leggi influenzano la gestione dei dati e i loro flussi, dove essi devono risiedere, sanzioni per il non rispetto di alcuni standard. La legge europea sul data privacy è un esempio, così come il U.K. Data Protection Act del 1998 e altre.

Se una legge sancisce che i dati finanziari del vostro Paese devono rimanere sul suolo nazionale, come fate a garantire questo vincolo affidandovi a un fornitorie di cloud storage? Le varie certificazioni presenti presso i cloud provider sono quasi sempre la SAS70 e la ISO27001, ma questo in sè non indica il rispetto di una determinata legge.

Un secondo elemento è il perenne ritardo delle leggi nei confronti della tecnologia: scambiare un hyperlink per l’effettivo articolo che li linka, ritenere che chiudere un sito basti a censurarlo senza pensare che è possibile mirrorarlo in pochi minuti (wikileaks docet), sono tutti segnali che spesso i legislatori, se non in mala fede, sono per lo meno dei completi ignoranti in materia. Poterli educare in modo da avere come “return-on-investment” leggi migliori, più chiare da interpretare e applicare, e soprattutto non in contrasto con l’evoluzione tecnologica e il buon senso, sarebbe già un ottimo passo.

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